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Graham Hancock in Italia: Intervista in esclusiva e video messaggio


GRAHAM HANCOCK E I MAGHI DEGLI DEI

PRENOTA QUI IL TUO POSTO IL 3 NOVEMBRE A ROMA!

Dopo quasi un decennio di assenza, l’attesissimo ritorno in Italia di Graham Hancock, uno dei più importanti ricercatori e studiosi del mondo, avrà luogo a Roma, il 3 novembre 2018, presso l’Hotel Capannelle.
Un evento che si preannuncia cruciale per tutti coloro che sono impegnati in un qualunque campo di ricerca vada a toccare il fondamentale argomento delle origini della civiltà.

È infatti nell’ambito di questo convegno – straordinario nel vero senso della parola – che Graham Hancock rivelerà, in anteprima mondiale al pubblico italiano, gli ultimi risultati dei suoi studi e delle sue ricerche, con l’obiettivo di dimostrare una serie di teorie in grado di aprire uno squarcio nel monolitico sistema del sapere tradizionale e delle convinzioni comuni. E v’è da pensare che le coscienze e le conoscenze del pubblico ne verranno scosse, probabilmente in modo radicale.

Tuttavia, è proprio dal sovvertire prospettive e convincimenti radicati che l’umanità ha potuto progredire, in ogni campo.
L’oggetto della conferenza di Hancock, I Maghi degli Dei, è il frutto dell’indagine scientifica da lui portata avanti – con passione e rigore – per l’intera durata della sua carriera. L’obiettivo primario sarà la dimostrazione della reale età di alcuni siti archeologici terrestri: dalle Piramidi di Giza ad Angkor Wat in Cambogia, a Mohenjo-daro e a numerosi altri, i suoi studi approfonditi conducono infatti a comprovarne un’origine molto più antica di quanto, ancora oggi, sostengono l’archeologia e l’egittologia ortodossa.

Le Piramidi d’Egitto e la Sfinge, ad esempio, dovrebbero a rigore essere datate come risalenti al 10.500 a.C., ossia a circa dodicimila anni fa, ai tempi dell’ultima glaciazione; un’epoca ben diversa (e distante!) da quel 2.500 a.C. – quattromilacinquecento anni fa, sotto l’egida dei faraoni della IV dinastia – cui si suole comunemente ricondurne la costruzione.

Guidato dalle parole di Hancock, il pubblico italiano avrà l’imperdibile occasione di ripercorrere in prima persona una storia lunga quanto la civiltà stessa, in un susseguirsi di tesi e relative dimostrazioni scientifiche che potrebbero cambiare per sempre alcuni dei più importanti riferimenti culturali che il genere umano è ormai abituato a dare per scontati.

Senza voler anticipare troppo, le teorie di Hancock trovano sostegno non solo nelle corrispondenze celesti delle Piramidi con la Cintura di Orione e di Angkor Wat con la costellazione di Draco (entrambe precisamente sottostanti le costellazioni, per come potevano essere osservate esattamente ed esclusivamente 10.500 anni fa), ma anche nelle indagini eseguite dai geologi Robert Schoch e John Anthony West.

Schoch e West, infatti, incaricati di studiare i segni di corrosione sulla Sfinge, nel 1996 giunsero alla conclusione che le suddette erosioni non potessero in alcun modo essere attribuite al costante esercizio del vento; la causa doveva invece rinvenirsi nelle forti e incessanti usure causate dall’acqua e dalle piogge: fenomeni atmosferici che – in una delle regioni attualmente più desertiche del globo terrestre – debbono necessariamente essere ricondotti a un’epoca risalente ad almeno 10.500 anni fa, allorché ebbe termine l’ultima era glaciale.

Altre indagini condotte sulla Sfinge, stavolta utilizzando il software Skyglobe, conducono ad analoga conclusione: la Sfinge – ossia un Leone – sarebbe precisamente rivolta in direzione del sorgere del sole durante i solstizi d’estate dell’era del Leone, risalente appunto a circa 10.500 anni fa. E risultati similari sono stati riscontrati per il monastero di Angkor Wat o le statue dell’isola di Pasqua, a ulteriore dimostrazione di come molti siti megalitici terrestri siano lo specchio di ciò che i loro costruttori potevano osservare in cielo nel 10.500 a.C.

Dalle ricerche di Hancock si viene quindi profilando l’esistenza, in un remoto passato, di una civiltà pre-diluviana decisamente evoluta, che visse in era pre-glaciale e che, appunto 10.500 anni fa, affrontò l’urto devastante dell’ultima glaciazione (di qui l’idea di Atlantide, di cui non solo parlava Platone, ma che ricorre in innumerevoli ricostruzioni mitologiche in tutto il mondo). Tale civiltà, in qualche modo sopravvissuta, si adoperò poi, con le sue conoscenze, a costruire le Piramidi e gli altri grandi monumenti citati quale un monito imperituro alle future genti dell’umanità.

Nuove e interessanti prove – recentemente pubblicate su importanti riviste scientifiche –confermano inoltre che numerosi frammenti di una cometa gigante, colpendo la nostra superficie terrestre, inflissero al nostro pianeta una serie di cataclismatici bombardamenti che si protrassero da 12.800 fino a 11.600 anni fa. Questi violentissimi impatti portarono alla fine dell’ultima era glaciale, provocando l’estinzione di specie animali a livello mondiale e trasformando per sempre l’aspetto della Terra.

Teorie consolidate sull’emergere della civiltà fanno risalire l’invenzione dell’agricoltura e dell’architettura monumentale al periodo che risale a circa 11.600 anni fa, cioè immediatamente successivo a questa fase cataclismica. Eppure l’archeologia ufficiale, allorché cerca di spiegare le origini della nostra civiltà, non prende in alcuna considerazione tale cataclisma. «Ciò che invece attestano le documentazioni e le prove in nostro possesso» sostiene Hancock «non è l’improvvisa “invenzione” e scoperta di nuove abilità precedentemente sconosciute da parte dell’uomo primitivo, quanto invece l’esistenza di un trasferimento di tecnologie, da parte dei sopravvissuti di una civiltà “perduta” e dimenticata, ma estremamente avanzata, a queste tribù di cacciatori-raccoglitori nomadi». Numerosissime culture successive, e dislocate a quattro angoli del globo, ricordano questi sopravvissuti con diversi nomi: “i Saggi”, “i Maghi”, “i Luminosi ” e “i Misteriosi Maestri del Cielo”. A bordo delle loro grandi navi, costoro viaggiarono per il mondo facendo tutto il possibile affinché la scintilla della civiltà fosse mantenuta in vita. Si stabilirono poi in luoghi chiave della Terra, dove poi furono scoperte straordinarie strutture archeologiche: Gobekli Tepe in Turchia, Baalbek nel Libano, Giza in Egitto, Mohejo Daro in Pakistan; ma v’è traccia del loro passaggio altresì in Iraq, Iran, Messico e Perù, nonché attraverso il Pacifico: di recente è stata infatti scoperta un’enorme piramide a Gunung Padang, in Indonesia.

Ovunque andassero, questi Maghi degli Dei portavano con sé il ricordo di un tempo in cui l’umanità, entrando in profonda disarmonia con l’universo, ebbe a pagare un prezzo pesantissimo: si fecero latori di un monito dal significato immenso e imprescindibile, che oggi più che mai, in questa società che sembra “perduta”, continua a far sentire la sua eco.

Una conferenza che quindi si preannuncia ricca di sorprese e colpi di scena, un’occasione davvero irrinunciabile per intraprendere insieme a Graham Hancock un viaggio a ritroso nel tempo, fino alle origini più insospettate della civiltà.

Il 3 novembre 2018 è il giorno che, appassionati e non, ricorderanno come la data in cui avranno avuto modo di osservare la storia da un altro punto di vista e di assistere al grande Ritorno di Hancock e degli Dei.

Perché ogni nuova domanda avvicina alla verità più di qualsiasi intoccabile risposta.

 

 

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INTERVISTA ESCLUSIVA A GRAHAM HANCOCK

Traduzione a cura di Sebastian Di Giovanni

Le tracce lasciateci dalle civiltà antiche sono sufficienti per farci capire quanto queste fossero evolute?
“Non proprio. Abbiamo poche tracce e queste contengono solo indizi e suggerimenti. Per esempio, gli ingegneri e gli architetti ai giorni d’oggi, utilizzando i paradigmi correnti della scienza occidentale che contemplano solo leve meccaniche e strumenti in rame per sollevare massi enormi di pietra, non sono in grado di spiegare perché vi siano centinaia di massi dal peso di oltre 70 tonnellate l’uno – massi presenti nel cuore stesso della piramide a più di 90 metri sopra il livello del terreno – coinvolti nella costruzione della Piramide di Giza. È estremamente difficile spiegare la costruzione di una tale struttura in soli termini di leve meccaniche, funi e scalpellini in rame e sono dunque del parere che dobbiamo iniziare a contemplare la possibilità che gli antichi stessero utilizzando un sistema completamente differente per manipolare la materia.”

Dobbiamo quindi iniziare a considerare, come viene suggerito da numerosissimi testi e tradizioni dell’antichità, che fosse utilizzato il potere della mente in una maniera che ci è completamente aliena al giorno d’oggi: noi utilizziamo la nostra mente per costruire macchinari che possano sollevare oggetti, e se invece la mente umana stessa fosse in grado di sollevare oggetti fisici e materiali?
“Questo è un qualcosa che, nel mondo moderno, nemmeno prendiamo più in considerazione, anzi lo riteniamo risibile e ridicolo. Eppure non riusciamo a spiegarci la maggior parte delle strutture megalitiche costruite dagli antichi. Penso alle piramidi, agli enormi massi di tonnellate che ne compongono la parte centrale della Camera del Re, dal peso di 70 tonnellate ciascuno; o al sito di Sacsayhuaman in Perù, dove troviamo queste mura gigantesche composte di massi dal peso di oltre 300 tonnellate che sembrano essere state fuse l’una nell’altra con un’aderenza assolutamente perfetta. Questo perfetto incastro di massi di 300 tonnellate è così preciso e millimetrico che è praticamente impossibile spiegarne la costruzione nei termini della nostra tecnologia. Ma se iniziamo a contemplare seriamente l’idea che gli antichi stessero utilizzando delle tecnologie che noi semplicemente abbiamo dimenticato, od occultato fino a ora, allora forse possiamo andare da qualche parte. È soprattutto da enigmi come questi che riusciamo a farci un’idea di che cosa fossero in grado di fare gli antichi.”

 

Cosa ne pensi dell’idea che nella loro costruzione fosse coinvolto in qualche modo il suono?
Abbiamo un’infinità di storie e leggende che ci parlano del suono come agente sia creatore sia distruttore: penso alle trombe di Gerico, alle leggende sumere e addirittura alla Bibbia, che anzi inizia proprio con un riferimento al suono: “In principio era il verbo”, esattamente come il sacro AUM in Oriente.
“Assolutamente sì. Credo vi siano molti elementi per sostenere una simile ipotesi, e credo che la chiave di questo enigma stia nel collegare la tecnologia del suono con il potere della mente umana. Ci sono infatti numerose storie dell’antico Egitto in cui si narra come quei massi enormi siano stati sollevati nell’aria da un gruppo di sacerdoti che cantavano o intonavano certe melodie o suoni. C’è una forte combinazione tra i poteri psichici e l’energia del suono, una cosa che noi abbiamo dimenticato del tutto e che semplicemente non riusciamo nemmeno a comprendere. Ciò che forse sanno in pochi è che siamo addirittura in possesso di un’immagine, scattata in Tibet negli anni ’20, in cui si può vedere un gruppo di sacerdoti lama tibetani che, suonando delle trombe e stando in cerchio attorno a un masso di circa mezza tonnellata, lo hanno fatto sollevare a mezz’aria di 6-9 metri, senza alcun contatto fisico, di nessun genere, con esso. Quindi, sì, abbiamo numerose prove che ci suggeriscono come il suono nel passato fosse una componente fondamentale di queste tecniche di costruzione al fine di manipolare la materia.”
Secondo te la storia dell’umanità e del suo ambiente è stata deliberatamente manomessa, oppure è stata solo naturalmente viziata da alcune derive dogmatiche scientiste?

“In verità, credo sia una via di mezzo fra le due cose. In primo luogo, chi controlla la storia può controllare cosa, e in che maniera, la gente pensi. E io vedo dinnanzi a me prove sempre più schiaccianti di un piano meticolosamente organizzato e strutturato per un controllo mentale di questo tipo nella nostra società odierna. Quello che questa, se così si può definire, società moderna e tecnologicamente avanzata sembra fare, è sopprimere le molte capacità latenti della mente umana. Si vuole una massa di individui non pensanti, ignoranti, meri produttori e consumatori di beni materiali, che si adattino alla società capitalistica attuale ubbidienti e senza fare domande. E questo ovviamente serve a una ristrettissima élite di persone: il sistema economico esistente oggi è particolarmente arduo per la stragrande maggioranza delle persone, mentre per un esiguo numero di individui è molto vantaggioso. E quest’élite, che è spesso celata dietro le quinte, non può che trarre giovamento da una popolazione cieca e addormentata dal punto di vista coscienziale: una popolazione interessata solamente ed esclusivamente all’acquisizione del denaro, a come accrescere il proprio prestigio sociale acquistando beni materiali. E dato che, secondo me, questo livello di manipolazione mentale è ora così palese, credo che ciò si estenda anche ad altri livelli della sfera umana e in particolare a quello che ha a che fare col controllo della nostra storia. Se si riesce a convincere la stragrande maggioranza della popolazione che noi siamo l’apice della civiltà e dell’avanzamento tecnologico della storia umana, che il ventunesimo secolo sia il più avanzato di sempre e che tutta la storia precedente a noi non abbia avuto altro scopo che a portarci a dove siamo oggi – consumatori e produttori di beni materiali – be’, mi sembra ovvio che una simile idea possa servire agli interessi di quest’élite, che punta proprio a mantenere le masse addormentate, ubbidienti e assopite nel loro torpore materialistico.
Io ovviamente non credo affatto che la nostra storia sia andata così, e certo non credo, neanche per un attimo, che noi siamo la punta di diamante della storia e la summa più fulgente dell’intera civiltà umana; anzi, credo sia esistita una civiltà straordinaria nel nostro remoto passato, estremamente più avanzata di noi, sia tecnologicamente sia spiritualmente, e che proprio in quel frangente storico sia avvenuta la nostra “caduta”, quella caduta così spesso menzionata in varie leggende nel mondo. Credo quindi sia del tutto possibile che vi siano dei tentativi deliberati di manomettere e occultare la nostra vera storia allo scopo di supportare il modello corrente e la sua ideologia fasulla.
Inoltre, credo che un altro fattore importante sia il modo in cui gli storici accademici, e in particolare penso agli archeologi, siano educati a pensare riguardo al passato; già qui. Infatti. si vedono i primi germi di questa sorta di controllo mentale. Fin dall’inizio del loro percorso accademico vengono educati a essere prevenuti rispetto a nuove idee che mettano in discussione il modello regnante. Hanno delle concezioni già preconfezionate e per loro è assolutamente impossibile e inconcepibile pensare che sia esistita una civiltà dimenticata, vissuta durante e precedentemente all’ultima glaciazione e che in quel lontano passato fosse già estremamente avanzata. Questa per il mainstream viene considerata follia, superstizione, fantasia. Che gli antichi possano aver avuto poteri psichici e tecnologici a noi sconosciuti è fuori discussione e al di là di ogni possibilità. Per questi signori è altrettanto impossibile che una qualsiasi civiltà del passato potesse non essere esclusivamente interessata e focalizzata alla produzione e al consumo di beni materiali, figuriamoci in termini di scoperta e sviluppo dello Spirito. Questa è eresia. La concezione stessa di spirito o anima viene anzi ridicolizzata nella nostra primitiva società tecnologica e materialistica, viene considerata una sciocchezza frutto di menti ingenue. Ma – mi chiedo io – come fanno questi “scienziati” a saperlo con tanta certezza? Che prove oggettive hanno per dire con così tanta hubris che non esistono cose come l’anima e lo spirito? Ovviamente sono tutte fandonie, questi scienziati sono dei ciarlatani, religiosamente dogmatici nel loro credo materialistico e non hanno idea, né la minima prova, di quello che vanno dicendo. Non sanno nulla di niente. Quello che stanno cercando di fare, molto semplicemente, è di rinforzare una certa ideologia egemone, dove noi non siamo definiti che in termini materiali e materialistici. Ritengo che tutto ciò sia un male molto pericoloso per l’umanità e che sia il tempo di svegliarci, e in fretta.”

 

Che ne pensi delle scoperte di Anatolij Fomenko rispetto ai metodi di datazione storica?
Sì, ho diversi suoi libri nella mia libreria ma, ahimè, non sono ancora riuscito a leggerli, quindi non posso darti una risposta se non che trovo la questione molto interessante.

Cosa ne pensi dei chiari riferimenti biblici e di altre tradizioni come quella sumera riguardo alla fabbricazione dell’uomo in tempi antichi da parte di esseri molto più evoluti di noi?
Benché io non sia personalmente molto attratto da queste idee – non ne vedo la ragion d’essere – non posso però escluderle tout-court. Credo ci sia ancora molto lavoro di ricerca da fare in questa direzione prima di poter fare certe affermazioni. Per esempio, ancora non comprendiamo esattamente nemmeno chi o cosa siamo, figuriamoci la nostra origine! Una cosa pero è chiara, e cioè che facciamo parte della rete della vita sul pianeta Terra: condividiamo il 70% del DNA coi moscerini, abbiamo in comune il 99.8% del nostro DNA, o qualcosa del genere, con i gorilla e gli scimpanzé. Siamo strettamente collegati e connessi a tutti gli esseri viventi sulla Terra e quindi penso che, sì, l’evoluzione sia una cosa reale, anche se dubito fortemente sia una teoria in alcun modo esaustiva. Certamente ci mancano dei pezzi fondamentali del puzzle e vi è la forte possibilità che vi sia stata (o sia tuttora in atto!) un’evoluzione guidata, ma che l’evoluzione sia un fatto credo sia indubbio. Ovviamente l’evoluzione è una cosa reale! Diamine, se non vi fosse l’evoluzione cosa sopravvivrebbe su questo pianeta? La vita dev’essere in grado di evolversi e adattarsi ai cambiamenti repentini dell’ecosistema e delle condizioni della Terra, che spesso diventano ostili alla vita, ed essa deve saper districarsi da quelle difficoltà ed evolversi per sopravvivere. Ritengo quindi sia ridicolo negare l’evoluzione, così come negare che questa evoluzione abbia portato alla creazione dell’uomo.
Se davvero vogliamo parlare di manipolazione genetica per la creazione dell’uomo, allora credo che dovremmo volgere il nostro sguardo molto più indietro nel tempo e al di là dell’arrivo sulla scena dell’uomo anatomicamente moderno. Anzi, oserei dire che dovremmo andare indietro nel tempo fino alle origini stesse della vita su questo pianeta, 3.9 miliardi di anni fa, cioè quando la vita fece la sua comparsa miracolosa su questo pianeta con DNA e RNA. Fu un fenomeno di un’eccezionalità e stranezza assolute. Ancora una volta questi scienziati materialistici ci dicono che vi fu un brodo primordiale e che per pura casualità delle molecole si imbatterono in altre molecole primordiali, creando così il DNA e l’RNA, fondamentali per la riproduzione della vita. Ma tutto questo ha dello straordinario, ai limiti dell’assurdità. Sembrò impossibile, e assurdo, anche a personalità scientifiche come Francis Crick, lo scopritore del DNA che vinse il premio Nobel, e sembrò del tutto impossibile al famoso astrofisico Sir Fred Hoyle, che sostenne che le probabilità che delle struttura binarie come quelle del DNA-RNA si siano formate accidentalmente in un brodo primordiale attraverso lo scontrarsi fortuito di certe molecole sono le stesse di quelle che ha un tornado di passare attraverso il tuo garage e uscirne avendo formato un Boeing 747 perfettamente funzionante.
La comparsa della vita sulla Terra, checché se ne dica, è un mistero assoluto. Quindi se vi è stata della manipolazione, se possiamo parlare di un “programma operativo” che è stato sviluppato sin dall’inizio per dare vita a un essere senziente come l’essere umano, ebbene, io sospetto che ciò sia avvenuto all’inizio stesso della storia della vita e della creazione di questo pianeta, 3.9 miliardi di anni fa.

 

Queste strutture sembrano suggerire, attraverso un messaggio eterno racchiuso nelle stelle e nella precessione degli equinozi, che un enorme evento cataclismatico potrebbe essere ciclico nella storia del nostro pianeta. Tu cosa ne pensi?
Sì, io sono un grande sostenitore di questa posizione. Credo che il ruolo di tutti questi monumenti antichi sia quello di registrare per l’eternità, e a favore dei posteri, un tempo nella storia di questo pianeta in cui avvenne un enorme cataclisma – un cataclisma globale a tutti gli effetti – e di avvertirci che un evento del genere ritornerà in futuro. È evidente come l’intero complesso monumentale della Piana di Giza sia una copia in Terra di ciò che vi è in cielo, con la Sfinge rivolta verso est, quindi verso il sole nascente durante l’equinozio di primavera, la posizione delle tre piramidi, e addirittura la posizione del fiume Nilo (e non sto dicendo che il Nilo fu “messo” lì – ovviamente era presente in quel luogo già da prima – ma che un gruppo di persone ne sfruttò la particolare posizione per rifletterne la posizione della Via Lattea nel cielo). Furono costruite tre enormi piramidi a rispecchiare la cintura di Orione, esattamente a lato del Nilo così come le stelle di Orione si trovano a lato della Via Lattea, e orientando in questo modo le piramidi i costruttori ci hanno tramandato una data esatta: la Sfinge è volta esattamente al sorgere del sole nell’equinozio di primavera durante l’era del Leone, 12.500 anni fa e, allo stesso modo, le stelle di Orione combaciano esattamente con le loro controparti in Terra, le piramidi, solo e solamente 12.500 anni fa.
Ora noi sappiamo scientificamente che vi fu un enorme cataclisma avvenuto sulla Terra esattamente in quello stesso lasso di tempo – 12.500 anni fa – un’epoca che i geologi oggi chiamano il “Younger dryas”. La Terra in quel periodo stava per uscire dall’era glaciale e poi accadde qualcosa di orribile e di repentino: vi furono estinzioni di massa globali – abbiamo trovato mammut congelati con il cibo ancora non digerito nello stomaco, tanto avvenne bruscamente questo cataclisma – e il 90% delle specie viventi presenti sulla Terra fu annientato. Per decenni i geologi hanno cercato di dare una riposta a questo gigantesco enigma: nessuno mette in dubbio che qualcosa di globale e devastante sia successo, ma la domanda fino a oggi senza risposta era in che cosa questo cataclisma possa essere consistito.
La risposta più accreditata al giorno d’oggi dalla comunità scientifica, con più di 60 scienziati di varie discipline a confermarlo dal 2007 a oggi, con prove sempre più schiaccianti, è quella che sostiene che la Terra in quell’epoca fu bombardata da una serie di comete. Le comete tendono a disintegrarsi in una moltitudine di comete più piccole quando entrano nella nostra atmosfera: lo abbiamo visto con la cometa Shoemaker-Levy 9, che quando impattò Giove nel 1994 si disintegrò in 21 frammenti più piccoli e ognuno di essi colpì la crosta di Giove causando danni per un’area più vasta della Terra stessa. La tesi è quindi che una cometa gigante sia entrata nel nostro sistema solare 20 o 30 mila anni fa e che all’inizio non successe niente perché la sua rotta orbitale continuava a mancare la Terra; poi però deve aver iniziato a disintegrarsi in diversi frammenti e la sua traiettoria orbitale dev’essere cambiata e che perciò, attorno a 10.500 anni fa, la Terra sia entrata in collisione con una manciata di questi frammenti, alcuni di essi dal diametro di più di 1 km. Dai dati emergerebbe che l’epicentro di quest’impatto sia stato il Nord America, allora ancora sotto i ghiacci, provocando un’enorme inondazione di acqua dolce gelida nell’Oceano Atlantico, fermando quindi la corrente del golfo e causando quindi un’altra era glaciale per ulteriori 1.200 anni. La cosa interessante è che gli scienziati odierni hanno identificato come la serie di meteore che ci colpirono allora facessero parte dei detriti della cometa Levy 9, che ancora oggi è presente nel nostro sistema solare e che la Terra manca sempre di poco durante la sua traiettoria orbitale due volte l’anno, una a giungo e una a novembre. Quello che emerge dalle ricerche, e che è preoccupante, è che quella fascia di detriti è composta da meteore giganti, alcune dal diametro di 30 km e addirittura visibili dalla Terra, come la cometa Enki, un frammento della cometa gigante originaria. La cometa Enki sarebbe letale per la Terra se dovesse impattarci, e le simulazioni fatte dagli scienziati ci dicono che fra 30 o 40 anni è molto probabile che ci imbatteremo almeno in una di queste comete, provocando così la fine dell’umanità, esattamente come successe 12.500 anni fa. È per questo che siti archeologici come Goebekli Tepe e Giza sono molto intriganti, non solo perché ci parlano di un’epoca che risale a 12.500 anni fa, ma anche perché ci avvertono di un pericolo simile nei giorni nostri, perché quella fascia di asteroidi con noi non ha ancora finito.
E se vogliamo che la civiltà umana sopravviva, dovremmo prestare un po’ più di attenzione a questi avvertimenti del passato invece che occuparci di celebrità e possedimenti materiali.

 

Dopo aver visitato e scoperto molte di queste strutture megalitiche sia su terra che nelle profondità del mare (penso a Yanaguni in Giappone), quale, in tutti questi anni, ti ha colpito di più? Qual è secondo te è la più incredibile delle costruzioni megalitiche umane?
Senza dubbio le piramidi di Giza. Le piramidi sono l’ultima meraviglia del mondo antico sopravvissuta, e lo sono per un motivo ben preciso. Sono indistruttibili, a prova di qualsiasi terremoto e del tempo. Io ho avuto l’onore di scalare la piramide di Cheope cinque volte nel corso della mia vita. È una scalata abbastanza imponente, che necessita di circa 25 minuti per arrivare in cima. È una struttura semplicemente colossale, con un’area equivalente a 5 campi da calcio e un’altezza di 140 metri. Una volta in cima puoi sentirne la possenza, l’energia che emana, e soprattutto realizzare come sia una struttura impossibile da replicare al giorno d’oggi. Trovo che le spiegazioni su come siano state costruite le piramidi, che ancora oggi ci vengono propinate dagli egittologi, siano assolutamente ridicole e risibili. Tra l’altro, non è solo la parte esterna delle piramidi a essere stupefacente, strutturalmente parlando, ma anche l’interno. Ci sono tunnel di centinaia di metri perfettamente verticali e camere del tutto impossibili da realizzare, muri e sarcofagi fatti in basalto e diorite – ergo impossibili da scalfire nell’età del rame e del bronzo – massi così enormi e così precisamente posizionati che non ci passa una lametta da barba. Ci troviamo di fronte a un monumento estremamente complesso, creato con precisione e dedizione assoluta: mi fa andare su tutte le furie quando sento dire che le piramidi di Giza furono costruite dagli schiavi. Le persone che riescono a credere a una simile assurdità, innanzitutto sono influenzate da storie bibliche prive di alcun fondamento, e in secondo luogo non hanno la più pallida idea di che cosa stiano parlando da un punto di vita tecnico, ingegneristico e architettonico.
Una volta che ci si trova dinanzi a quelle strutture, non ci può più essere alcun dubbio sulla loro costruzione: non può essere l’opera di migliaia di schiavi, ma il risultato del lavoro di perfezionisti che hanno messo tutta la loro anima e il loro cuore nella realizzazione di questi monumenti, probabilmente utilizzando anche dei poteri speciali. E ancora oggi, nonostante le fandonie semplicistiche della cosiddetta archeologia moderna, non si può non percepire la magia emanata da quel luogo. E dio solo sa che altre sorprese ha in serbo per noi la piramide: l’anno scorso, migliaia di anni dopo la loro costruzione, fece scalpore in tutto il mondo la notizia che degli archeologi avessero scoperto un’altra stanza segreta e inaccessibile nel cuore della piramide. È assolutamente incredibile. E il mio sospetto – dopo aver percorso un tunnel sotterraneo che ferma in un punto morto al di sotto della piramide – è che abbiamo a che fare con un’enorme rete di tunnel sotterranei di cui non sappiamo ancora nulla e che gli archeologi venturi dovrebbero iniziare a esplorare.

 

A un certo punto, non si era parlato di un’enorme area vuota, una camera o caverna, presente al di sotto della Sfinge?
Sì, e la cosa curiosa è che quest’idea fu suggerita prima di tutti da Edgar Cayce, il famoso sensitivo. Cayce sosteneva che la biblioteca di Atlantide si trova in una stanza al di sotto della zampa sinistra della sfinge. Affermazione ovviamente ben poco scientifica, e quindi poco credibile fino al 1992, anno in cui John Anthony West e il suo team di archeologi e geologi andarono a Giza presso la Sfinge per investigarne la struttura geologica. Prima di essere cacciati dal sito dalle autorità egiziane, essi riuscirono a completare un rilevamento sismico; da quelle radiografie sotterranee emerse una sorpresa: un’enorme stanza rettangolare, a dieci metri di profondità sotto la zampa sinistra della sfinge! Non a caso furono allontanati dal sito e da allora tutte le perlustrazioni e ricerche scientifiche lì sono proibite…

 

Un’ultima domanda: cosa ci puoi anticipare delle tue ultimissime scoperte che svelerai in anteprima mondiale durante la conferenza a Roma, prima dell’uscita del tuo nuovo libro il prossimo anno?
Vedi, ho passato la mia vita a fare il ricercatore e l’autore investigativo, esplorando la possibilità di una civiltà perduta esistita durante l’ultima era glaciale. Una civiltà, fra l’altro, presente in moltissime leggende di tutto il mondo e che fu spazzata via 12.500 anni fa da un misterioso cataclisma globale. Ho vagliato moltissime ipotesi e girato tutto il mondo alla sua ricerca, dall’Indonesia all’Antartide, ma mi erano sempre mancati alcuni elementi fondamentali. Infine, sono arrivato alla conclusione che il cuore di questa civiltà si trovava nel nord America, poiché lì ci fu l’epicentro di quel gigantesco cataclisma globale che la spazzò via. Va inoltre ricordato come le più recenti scoperte antropologiche rivoluzionino completamente i modelli che avevamo in precedenza riguardo le popolazioni delle Americhe: finora ci è stato detto che l’America fu disabitata fino a più o meno 13.000 anni fa – sia il Nord che il Sud America – e che prima di allora l’intero continente fosse completamente privo di vita umana. Ma adesso sappiamo con certezza, a fronte di recentissime scoperte scientifiche, che l’uomo fu attivo e presente in America più di 130 mila anni fa! Fino a oggi la scienza non era interessata a cercare tracce di attività umana in epoche precedenti perché, appunto, era convinta che non vi fosse nulla di più antico di 13.000 anni fa; ma una volta che si è iniziato a cercare tracce di civiltà antecedenti, le si sono trovate eccome! E la storia ufficiale si sta rendendo conto che un enorme capitolo della storia umana degli esordi fu scritta proprio nelle Americhe, e fu poi dimenticata. Abbiamo iscrizioni rupestri e incisioni su muri megalitici identici, sia nel Nord sia nel Sud America! E tutte queste incisioni e iscrizioni sembrano avere a che vedere col problema della morte: cosa succede quando moriamo? Come dicevo prima, la nostra civiltà è ossessionata dalla materialità e dalle cose, e non si pone più le domande fondamentali: «Chi siamo? La morte è davvero la fine di tutto?» E questo ovviamente ha enormi ripercussioni sul modo in cui viviamo le nostre vite e sulle scelte che facciamo. Gli antichi egizi, invece, misero le loro menti migliori al lavoro sul problema della morte e dell’aldilà per tremila anni, e non erano che gli eredi e i sopravvissuti di una civiltà ben più antica e sofisticata.
Una delle cose più sconcertanti che ho scoperto è che le stesse identiche tradizioni degli egizi sul viaggio che compie l’anima dopo la morte nel regno del Duat, sono ripetute in maniera identica in questi monumenti del Nord America e nelle giungle dell’Amazzonia.
E qui sta il problema: per gli ultimi 12.000 anni, dal Younger dryas fino all’arrivo di Colombo, le Americhe furono completamente isolate dal resto del mondo. E se quelle idee sono presenti nelle Americhe come lo sono nel mondo antico, allora questo vuol dire, obtorto collo, che queste civiltà devono essere più antiche di 12.000 anni fa, risalire cioè a prima della separazione di queste civiltà. Trovare le stesse idee, filosofie e stili di costruzioni di gigantesche strutture megalitiche, sia nel nuovo che nel vecchio mondo, è una prova assolutamente schiacciante di come un’antica civiltà perduta e dimenticata sia esistita ben prima di quanto ci tramandi la nostra storia ufficiale.

 

 

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